Hannah Arendt e il ’68 Tra politica e violenza
Hannah Arendt e il ’68 Tra politica e violenza

Hannah Arendt e il ’68

Tra politica e violenza

Il ‘68 nell’analisi di una testimone d’eccezione: repubblicana, democratica radicale e anticonformista per natura, dopo il trauma della fuga dalla Germania nazionalsocialista e la riflessione sul totalitarismo, negli anni Sessanta, Arendt guarda con favore la contestazione giovanile che rianima i «diritti costituzionali popolari» e reclama la potestas popolare riducendo il «sistema dei partiti» a un «fastidioso impedimento». Contro il conformismo della middle class e l’anonima tirannia delle burocrazie, che frustrano il sacrosanto desiderio di agire ed esprimersi pubblicamente, il ’68 riscopre che «agire è divertente». E se la ribellione violenta è inaccettabile, non è tuttavia incomprensibile. L’unico antidoto alla disperazione generata dall’impotenza e dalla frustrazione, infatti, è la libertà di partecipare al mondo comune: questo il messaggio che Arendt lascia alla società futura, la nostra.

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    Italian
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About the author

Eugenia Lamedica

Laureata in filosofia a Venezia, si è interessata specialmente di microstoria, fenomenologia e marxismo, pubblicando alcuni contributi. Ha conseguito il Dottorato in Storia del pensiero filosofico presso l’Università di Verona. Autrice della monografia Dal fondamento alla fondazione. Hannah Arendt e la libertà degli antichi, la sua ricerca attuale mira a valorizzare alcuni elementi del pensiero arendtiano nell’ottica di una fenomenologia dei paradigmi post-fordisti.

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